Al Trebb, l’Inzariôla e al Mérel

Riti, leggende e proverbi dell’Inverno nell’ Alta Valle Idice 

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Autore

Liliana

Liliana

Guida Ambientale Escursionistica, disegnatrice, amante dell'arte e del ritrovare storie e leggende

Natura e Uomo sono da sempre legati, e questo legame spesso lo ritroviamo nelle storie tramandate dai nonni, ma anche in molta arte. Cosa sarebbe la vita senza l’arte, i fiori e il canto degli uccellini?!

L’inverno ha la coda lunga ed è un sentire comune a tutti, credo. Quest’anno forse lo sembra anche di più, ma io ricordo che fin dai tempi della scuola Gennaio era infinito nonostante i primi giorni di festa. Ed è proprio alla fine di questo lento mese che l’inverno vive il suo momento cruciale per cui nei secoli, molti popoli nel mondo hanno dato origine a riti e leggende legate alla terra e alla sua ciclicità.

La civiltà contadina che abitava l’Alta Valle dell’Idice con l’arrivo della fredda stagione apriva il rito del “Trebbo” (al Trebb): una riunione serale dentro una stalla con tutte le famiglie delle borgate vicine, per vincere le rigide temperature del periodo, ma anche per sentirsi più vicini, meno soli. Durante le veglie invernali gli uomini giocavano a carte o facevano cesti di vimini, le donne filavano la treccia o la maglia, mentre parlavano di tutto un po’ . Si raccontavano anche filastrocche, proverbi, storie e leggende di spiriti, folletti o animali con cui la civiltà contadina sapeva convivere perché cosciente di essere parte dello spazio naturale in cui viveva. Ed è in questi frangenti che ai più piccoli veniva tramandata la leggenda dei Giorni della Merla…:

“C’era una volta una merla tutta bianca che sentendo i primi caldi raggi di sole sul candido piumaggio verso la fine di Gennaio, uscì dal suo nascondiglio e iniziò a canticchiare allegramente burlandosi del mese non più così freddo. Gennaio infastidito chiese a Febbraio tre giorni in prestito in cui scatenò burrasche di neve e gelo. La povera Merla cercò riparo nel comignolo di un camino dove ci restò per i tre giorni di bufera. Il quarto giorno uscì, sana e salva, ma le sue piume erano tinte di nero fuliggine e così rimasero per sempre.”

La leggenda è conosciuta in tutta Italia e probabilmente le sue “verità” sono da ricercare in due aspetti: il calendario romano aveva 29 giorni a Gennaio e la differente colorazione del piumaggio tra il Merlo e la Merla (lui è nero mentre lei è bruna!). Secondo le credenze popolari se il 29, il 30 e il 31 Gennaio sono freddi, la Primavera sarà bella; se sono caldi, la primavera arriverà in ritardo.

“Quand canta al Mérel a sam fora dl’Invéren” (Quando canta il Merlo siamo fuori dell’inverno) recita il proverbio emiliano. E visto come l’è andata male un po’ di tempo fa, la Merla ci penserà bene prima di cantare vittoria sul gelo! 

E 40 giorni dopo Natale, il 2 Febbraio la Candelora segnava un’altra data importante per la vita delle famiglie contadine di allora. La celebrazione cristiana che rievoca la purificazione della Beata Vergine Maria e la presentazione di Gesù al Tempio, viene celebrata oggi come ieri con la benedizione delle candele che sono il simbolo di Cristo, una “luce” per i fedeli. Per la civiltà contadina di un tempo le candele benedette erano un aiuto spirituale da conservare in casa ed essere usate quando si doveva chiedere una grazia alla Vergine: se arrivava un temporale, si accendevano le candele per chiedere la protezione dei campi dalla grandine. Ed è in questo stesso giorno che i contadini fissano l’ago per capire come sarà l’andamento climatico con un altro proverbio:

“Al dé dl’Inzariôla, o ch’al naiva o ch’al piôva dal invêren a sän fòra, mo s’ai é al suladèl a in arän anc pr un mṡarèl”
(Il giorno della Candelora, che nevichi o piova, dall’inverno siamo fuori, ma se c’è il sole ne avremo ancora per un mese)

Come succede sempre, le celebrazioni legate alla ciclicità delle stagioni si diversificano per religione nel nome e nella ritualità, ma tutte le popolazioni sentono forte il richiamo legato alla luce. I Celti che hanno stanziato in questa Valle, festeggiavano con lumi e candele il 1° Febbraio l’Imbolc, il passaggio dall’inverno alla Primavera, segnato dall’allungarsi evidente delle giornate.

Oggi nell’era della tecnologia avanzata, le previsioni climatiche sono quasi utopia, ma quel che è certo è che le giornate sono più lunghe ed i Santuari Mariani dove andare a chiedere una grazia per uscire dal buio di questi ultimi tempi, non mancano. Così come le candele e i merli. Forse uno sguardo indietro ci aiuterà ad andare avanti.

Liliana

icona madonna san luca

I Giorni della Merla come li vedo io (lilymedici.com )

icona madonna san luca

La Merla nel nostro primo birdagarden cittadino – Bologna

Santuario San Luca cartolina 1948

La Merla nel nostro primo birdagarden cittadino – Bologna

Santuario San Luca cartolina 1948

Brentese (Campeggio – Monghidoro) 1940-50 lavorazione della paglia. (foto concessa da Anna Maria Salomoni dal sito storiadicampeggio.it )

Santuario San Luca cartolina 1948

Cà della Selva (La Martina – Monghidoro) 1942, sullo sfondo Chiesa di Campeggio e Sombilla (foto dal sito storiadicampeggio.it )

Santuario San Luca cartolina 1948

Campi dell’Alta Valle dell’Idice oggi (2021)

Santuario San Luca cartolina 1948

Iconografia Madonna con Bambino (pilastrino del Parco La Martina – Monghidoro)

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