Di Terra, cibo e buon vino

La Food Valley è ricca di enodiversità da scoprire

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Autore

Michele

Michele

Tour Leader, Consulente Viaggi e Guida Ambientale Escursionistica, Sommelier

Accompagnare e raccontare per me significa condividere passioni ed imparare insieme, anche in un contesto apparentemente semplice, ma in realtà entusiasmante.

In questo periodo si parla e si scrive tanto sulla riscoperta del cibo come valore. Certo, per un popolo come il nostro, che ha sempre riconosciuto l’importanza del sedersi a tavola, essersene un po’ dimenticati è un delitto, ma dalle crisi possono nascere nuove prospettive e speriamo davvero che questa sia una di quelle. Anche di vino si parla tanto, ma non così spesso in relazione al cibo. Si, ci sono fior di esperti che ci raccontano meraviglie su grandi vini, o che magari ci suggeriscono l’abbinamento perfetto, ma abbiamo visto poche volte mettere il vino in relazione con la tradizione delle nostre case. O perlomeno, niente a che vedere con la frequenza del vedere le famiglie intente a prepararsi un piatto tradizionale!

Eppure, riuscite a pensare a un pranzo in famiglia senza una (o più!) buona bottiglia di vino? Impossibile, vero?!

Senza contare il fatto che dei nostri vini, quelli che il babbo o il nonno facevano o andavano a prendere dall’amico contadino, parliamo veramente poco. Ma perché, in ogni zona, si beve una certa varietà, piuttosto che un’altra?

Si dice che i vini di un territorio si siano evoluti per seguire quello che è il gusto e la gastronomia locale, la bevanda che meglio accompagnasse la specialità del posto. Ad esempio, nella “grassa” Bologna, una buona bollicina come il Pignoletto, fresca, con un buon livello di acidità, capace di ripulire bene la bocca, è sempre ben accetta. Ma ci sono tanti altri fattori importanti, che in alcuni casi hanno anche avuto il sopravvento. Il clima, innanzitutto. Non tutti i vitigni sopportano il freddo o il caldo allo stesso modo e la capacità di adattarsi ai differenti suoli e la produttività della vite sono altri fattori importanti: quale pensate che potesse essere la scelta, per un contadino, fra un vitigno che poteva garantire 30 kg d’uva per pianta e uno che gliene dava 15 kg?

La qualità, certo, è un fattore importantissimo, e in tanti casi ha orientato le scelte dei produttori di vino, ma gli aspetti economici hanno fatto altrettanto. Poi ci sono il caso, i gusti personali e tanti, tanti altri motivi che possono aver avuto il loro peso.

La costante però, l’unica costante rimasta nel tempo, è sempre stata la presenza del vino sulle nostre tavole. E siccome viviamo in Emilia-Romagna, una regione caratterizzata da una diversità territoriale fuori dal comune, siamo dotati di una ricchezza incredibile di tradizioni e vini diversi. Una ricchezza che abbiamo il dovere di gridare al mondo, insieme alla cucina! Forse, in passato, a volte a torto, a volte a ragione, siamo stati accostati a una produzione di quantità e poco di qualità. Eppure, l’Emilia-Romagna è un crocevia di storie e tradizioni legate al mondo dell’enogastronomia come poche altre. Da Piacenza a Rimini, da Ferrara ai confini con la Toscana, si possono incontrare innumerevoli realtà estremamente diverse. Frizzanti, spumanti, fermi intensi, a volte un po’ rustici, a volte molto eleganti. Dal Gutturnio all’Albana e al Famoso, dal Fortana al Pignoletto, senza nemmeno bisogno di citare il Lambrusco, così famoso, ma così poco conosciuto nella sua varietà e ricchezza. La lista è ovviamente molto più lunga, l’augurio che ci facciamo è quello di poterci presto sedere assieme con un bel calice di vino in mano e raccontarci le storie sui nostri ‘Vini di Famiglia’.

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